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Biografia

Jean Alexis Moncorgè, in arte Jean Gabin nacque a Parigi il 17 Maggio 1904 (preceduto da sei tra fratelli e sorelle) da una famiglia di origine alsaziana. Suo padre era figlio di un apprendista operaio, Ferdinand Joseph Moncorgè, che nel lontano 1884 aveva deciso di diventare cantante e, per realizzare il suo sogno aveva dovuto abbandonare la famiglia a causa dell’opposizione della madre. Con lo pseudonimo di Joseph Gabin, si esibiva fino a notte tarda nei caffè-concerto e al teatro La Cigale di Parigi. Si era fatto una discreta reputazione e furono gli stessi compagni a trovargli un nuovo nome. La moda voleva che fosse di due sillabe soltanto. Gabin non era un nome molto diffuso ma era funzionale. La madre di Jean si chiamava Madeleine Petit, ma assunse il nome di Hélène quando decise di darsi anch’essa alla canzone abbandonando il suo lavoro di operaia in un laboratorio di fiori artificiali quando non era ancora tredicenne. A 14 anni Jean perse la mamma e fu mandato in seminario per terminare gli studi. Non vi rimase a lungo: fuggì e nella primavera del 19 andò a lavorare come cementista. Realizzerà il suo sogno di guidare una locomotiva “La Lison” solo nel film L’angelo del male (1938) il più bel giorno della mia vita dirà poi Jean. Il giovanotto non pensava affatto di seguire le orme del padre nel campo dello spettacolo, anzi, detestava quell’ambiente di lavoro. Ma Ferdinand riuscì con uno stratagemma a portarlo con se alle Folies Bergère dove iniziò seppure controvoglia la strabiliante carriera di “figlio di Gabin”. Jean aveva diciannove anni e cominciava a sentirsi a suo agio alle Folies Bergère. Erano tutti contenti di lui e Jean ne era francamente stupito. Era già un maniaco della puntualità, un abitudine che conserverà tutta la vita. Divenuto una star, jean si considerava in ritardo se non arrivava mezz’ora prima sul set. In quei primi anni si fa le ossa sul palcoscenico del teatro leggero. Il suo debutto avviene il 24 aprile del 1923 nel vaudeville. Appare in ruoli secondari, ma non fa particolari sforzi per piacere: il linguaggio schietto, l’ironia, il modo di esprimersi in “argot” incontrano la simpatia di tutti. Più tardi passò ai Bouffes-Parisiens nell’operetta “La haut” con Maurice Chevalier, che era il suo idolo. Fu felice di cantare con Chevalier appunto nell’operetta “La dame au dècolleté” la canzone era “Dans la vie faut pas s’en faire” (nella vita non bisogna prendersela), un credo che lui rispettò sempre.
La grande occasione gli viene offerta nel ’28 da Mistinguett, la regina del varietà di quell’epoca, che lo assume come boy nel music-hall del Moulin Rouge “Paris qui tourne”. Ora Gabin non è più una semplice comparsa ma il partner della protagonista. Finalmente i critici si occuparono di lui. L’anno successivo è l’ultimo in cui Gabin recita in teatro in “Arsène Lupin” assieme al padre. Siamo alla fine degli anni 30. Tornerà eccezionalmente sulle scene nel ’49 per interpretare, accanto a Madeleine Robìnson, “la soif” di Henri Bernstein. Dopodiché si dedicherà per sempre al cinema.

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